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	<title>politica - Luiss University Press</title>
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	<description>Casa editrice dell'Universit&#224; Luiss</description>
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	<title>politica - Luiss University Press</title>
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		<title>Divertirsi da morire</title>
		<link>https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/divertirsi-da-morire-neil-postman-libro-seconda-edizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 11:00:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I media definiscono le nostre percezioni, organizzano le nostre esperienze e reazioni emotive, condizionando ogni gesto e azione sociale. In breve, confezionano e convalidano un mondo possibile, rendendolo leggibile, coeso e attraente. Così intesa, la “realtà” si riduce a un immenso accumulo di pseudo eventi o di eventi mediali. Ma c&#8217;è una tipologia specifica di [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I media definiscono le nostre percezioni, organizzano le nostre esperienze e reazioni emotive, condizionando ogni gesto e azione sociale. In breve, confezionano e convalidano un mondo possibile, rendendolo leggibile, coeso e attraente. Così intesa, la “realtà” si riduce a un immenso accumulo di pseudo eventi o di eventi mediali. Ma c&#8217;è una tipologia specifica di media che, più fra tutti, è stato in grado di innescare una sorta di &#8216;trasformazione antropologica&#8217; che ha cambiato non soltanto il modo di fruire le informazioni, ma il fruitore stesso.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Dalla stampa alla televisione: la mutazione antropologica</h2>
<p style="text-align: justify;">Nel momento in cui il primato socioculturale della stampa entra in crisi e s’impone il modello audiovisivo, la realtà (percepita) cambia e, con essa, dunque, anche la società nel suo complesso. Di fatto, laddove la fruizione di un testo scritto presuppone una certa capacità di astrazione e l’applicazione di un pensiero logico, richiedendo di conseguenza un coinvolgimento cognitivo intenso, dialettico, profondo, imponendo un&#8217;attenzione prolungata e sostenuta, la televisione, al contrario, riduce ogni contenuto ad un flusso inarrestabile e continuo di immagini in movimento, montate in rapida successione, secondo una logica tutt’altro che trasparente. Come scrive l&#8217;autore stesso:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Quello che la gente guarda e ama guardare sono immagini in movimento. Milioni di immagini di breve durata e con rapidi cambi di inquadratura. È nella natura del mezzo il fatto di sopprimere il contenuto delle idee per far posto all’interesse visivo, cioè per far posto a valori spettacolari.</p>
<p style="text-align: justify;">(Neil Postman, <em>Divertirsi da morire</em>, Cap. &#8216;L&#8217;era dello spettacolo&#8217;)</p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La televisione, insomma, in quanto medium, privilegia una forma di comunicazione basata unicamente sull’intrattenimento e sullo svago – entertainment, infotainment, amusement – introducendo un’estetica squisitamente spettacolare. Promuove contenuti visuali, leggeri, rapidi, vacui, frammentati, mercificati, appositamente progettati per divertire, stimolare e distrarre. Pertanto, una società dominata dalla televisione è formata da individui superficiali, distratti, incapaci di sviluppare un pensiero critico. Postman chiarisce che il problema non è tanto il divertimento quanto il contesto: dato che la televisione presenta tutti i contenuti, anche quelli importanti, in modo disimpegnato e banale, essa finisce inevitabilmente per banalizzarli. Nella misura in cui la televisione acquista una centralità all’interno del mediascape americano, tutti gli altri mezzi di comunicazione tendono a conformarsi ai suoi pregiudizi, idiosincrasie formali e modalità di rappresentazione. “Quello che deploro non è che la televisione diverte, ma che ha fatto del divertimento il modello naturale per rappresentare ogni esperienza. Il problema, per usare le stesse parole dell&#8217;autore,&#8221; non è che la televisione ci regali del divertimento, è che tutti gli argomenti siano presentati come divertimento&#8221;. Secondo Postman, il rischio più grave che corrono le società tecnologicamente più avanzate è, per l’appunto, morire di divertimento.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Orwell vs Huxley: verità unica contro opinione</h2>
<p style="text-align: justify;">Con &#8216;Divertirsi da morire&#8217;, Neil Postman invita il suo lettore ad una presa di coscienza radicale, l&#8217;inizio di un percorso di redenzione: prendere atto che la società contemporanea ha assunto connotati distopici, concretizzando le profezie di un altro grande autore del passato. In questo senso, il termine di riferimento non è tanto il 1984 (1949) di George Orwell, quanto<em> Il mondo nuovo</em> (1932) di Aldous Huxley. Il primo, infatti, presuppone una logica coercitiva e punitiva che si realizza attraverso una sorveglianza costante, una propaganda totale e una manipolazione psicologica; sono questi gli strumenti con i quali il governo controlla l’intera popolazione e reprime il dissenso con violenza. Ma pare che la storia, secondo Postman, abbia dato ragione al secondo. La distopia huxleyana è assai più insidiosa ed efficace, perché seducente e divertente. Nella società descritta in 1984, c’è una sola Verità, quella del Grande Fratello. Nel Mondo nuovo, mille verità proliferano in forma virale, con il risultato che la nozione stessa di evidenza perde ogni significato. La realtà e l&#8217;oggettività degli avvenimenti sfumano in un orizzonte frastagliato, mobile, caotico e confuso. Alla verità unica di Orwell, pare che il corso della storia abbia preferito la miriade di opinioni profetizzate da Huxley: oggi non contano più fatti, bensì ciò in cui uno “crede” o “sente”. Nella società descritta da Huxley, la tecnologia in tutte le sue manifestazioni esercita un controllo totale sulla cultura, sulla politica e sull’economia. Il futuro <em>finzionale</em> è il nostro presente, amministrato da un manipolo di edgelords multimilionari (Musk, Bezos, Zuckerberg, Dorsey&#8230;), adorati come demiurghi dalle masse e nuovi padroni del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Schede bianche</title>
		<link>https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/schede-bianche-perche-gli-italiano-votano-sempre-di-meno-libro-luiss-university-press/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jun 2025 12:51:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo partito italiano è quello dell’astensione. Ormai un cittadino italiano su due si è trovato a disertare le elezioni, a annullare una scheda o, semplicemente, a lasciarla bianca. Eppure, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, questo atteggiamento di generale sfiducia così pericoloso per la democrazia, è del tutto razionale e giustificato. In Schede [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il primo partito italiano è quello dell’astensione. Ormai un cittadino italiano su due si è trovato a disertare le elezioni, a annullare una scheda o, semplicemente, a lasciarla bianca. Eppure, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, questo atteggiamento di generale sfiducia così pericoloso per la democrazia, è del tutto razionale e giustificato. In Schede bianche tre dei più autorevoli studiosi di democrazia, sondaggi e meccanismi elettorali illustrano le cause all’origine dell’astensionismo italiano, mettendolo a confronto con quello crescente nel resto d’Europa. L’astensionismo ha infatti radici profonde: dalla mancanza di mobilitazione dei partiti, alla marginalizzazione di certe sfere sociali, all’eccessiva leadership di alcuni politici, fino ad una complessiva mancanza di fiducia nelle istituzioni. Una tendenza destinata a crescere, a meno che non si inverta la rotta e non si inizi a organizzare un’offerta politica all’altezza delle nuove sfide che ci attendono.</p><p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/schede-bianche-perche-gli-italiano-votano-sempre-di-meno-libro-luiss-university-press/">Schede bianche</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Democrazie e riforme: una prospettiva sovranazionale</title>
		<link>https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/democrazie-e-riforme-una-prospettiva-sovrazionale-scritti-sergio-fabbrini-luiss-university-press/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2025 10:30:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Democrazie e riforme: una prospettiva sovranazionale è una raccolta di saggi che analizzano il futuro delle democrazie e le possibili riforme delle istituzioni. La crisi democratica attuale, accentuata da populismo, polarizzazione e difficoltà economiche, viene esaminata da molteplici prospettive e con metodologie disciplinari diverse, con l’obiettivo di discutere le innovazioni per le strutture politiche europee [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Democrazie e riforme: una prospettiva sovranazionale</em> è una raccolta di saggi che analizzano il futuro delle democrazie e le possibili riforme delle istituzioni. La crisi democratica attuale, accentuata da populismo, polarizzazione e difficoltà economiche, viene esaminata da molteplici prospettive e con metodologie disciplinari diverse, con l’obiettivo di discutere le innovazioni per le strutture politiche europee e nazionali. Tra i temi affrontati, emergono il presidenzialismo, la partecipazione politica, il ruolo delle istituzioni sovranazionali e le strategie per contrastare la corruzione. Questo lavoro collettivo sottolinea la necessità di rafforzare la democrazia, con un approccio che equilibri tradizione e innovazione.</p>
<p><strong>A cura di Maria Giulia Amadio Viceré e Marco Brunazzo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Contributi di:</h4>
<p>Giuliano Amato, Marco Buti, Sabino Cassese, Stefano Ceccanti, Marta Dassù, Mario Diani, Massimo Egidi, Maurizio Ferrera, Enrico Letta, Marc Lazar, Emma Marcegaglia, Marcello Messori, Stefano Micossi, Leonardo Morlino, Paola Paderni, Marcella Panucci, Andrea Prencipe, Michele Salvati, Paola Severino, Salvatore Vassallo, Luca Verzichelli.</p><p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/democrazie-e-riforme-una-prospettiva-sovrazionale-scritti-sergio-fabbrini-luiss-university-press/">Democrazie e riforme: una prospettiva sovranazionale</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Etica pubblica</title>
		<link>https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/etica-pubblica-una-piccola-introduzione-gianfranco-pellegrino-libri-luiss/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2025 16:19:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di quanta moralità ha bisogno la politica? È proprio vero che le mani dei politici debbano sempre restare pulite? E quanta segretezza consente la “ragion di Stato”? Una guida alla teoria (e alla pratica) dell’etica pubblica. Il 16 marzo del 1978, un commando delle Brigate Rosse rapisce Aldo Moro. Dopo tredici giorni dal sequestro, l’allora [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Di quanta moralità ha bisogno la politica? È proprio vero che le mani dei politici debbano sempre restare pulite? E quanta segretezza consente la “ragion di Stato”? Una guida alla teoria (e alla pratica) dell’etica pubblica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il 16 marzo del 1978, un commando delle Brigate Rosse rapisce Aldo Moro. Dopo tredici giorni dal sequestro, l’allora Presidente DC si fa vivo, con la consegna a Francesco Cossiga delle prima delle sue lettere dalla prigionia, che darà il via a una lunga vicenda mediatica e politica capace di coinvolgere addirittura le più alte sfere vaticane, e che si concluderà con l’assassinio di Moro il 9 maggio dello stesso anno. I contorni mai chiariti della vicenda tornano oggi a scuotere (e inquietare) le coscienze degli italiani. Ma quali sono le implicazioni politiche ed etiche di una simile trattativa? I terroristi sono “nemici di guerra” o criminali comuni? È giusto, doveroso o sbagliato trattare con loro, e farlo in segreto cambia la sostanza delle cose? Quanto serve il “segreto di Stato” a tutelare diritti e vite umane, e quanto invece sottrae elementi importanti al controllo democratico dei cittadini? E la vita stessa di Aldo Moro era una questione privata – dell’uomo, padre di famiglia, professore universitario – o una faccenda pubblica?</p>
<p style="text-align: justify;">Gianfranco Pellegrino, docente di Filosofia politica alla LUISS, affronta in questa Piccola introduzione il cuore morale della questione, dedicando all’affaire Moro, ai suoi presupposti e alle sue conseguenze, la parte centrale del suo libro. Il volume affronta, soprattutto nel contesto della storia italiana, dei suoi grandi scandali e misteri, le questioni chiave dell’etica pubblica: la presunta trattativa Stato-mafia dimostra che il fine giustifica i mezzi, oppure il contrario? L’inchiesta “Mani pulite” partiva da giusti presupposti etici oppure ‘È proprio per le sue mani sporche che riconosciamo il politico con una morale’ (M. Walzer)?</p>
<p style="text-align: justify;">Tanti altri esempi potrebbero essere tratti dal libro di Pellegrino, che non ha paura di prendere posizioni non sempre comode sul carattere degli italiani, sul “familismo amorale” e sulla celebre “questione” di Enrico Berlinguer. L’autore, in poche pagine, offre non una verità definitiva, ma gli strumenti adatti a rispondere alle domande di tanti: di quanta moralità ha bisogno la politica? Un leader deve rendere conto ai cittadini della sua vita privata? E quanta segretezza consente la “ragion di Stato”? Una guida alla teoria (e alla pratica) dell’etica pubblica.</p><p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/etica-pubblica-una-piccola-introduzione-gianfranco-pellegrino-libri-luiss/">Etica pubblica</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Kant e gli extraterrestri</title>
		<link>https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/kant-e-gli-extraterrestri-cosmopolitica-e-vite-interstellari-peter-szendy/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2023 14:25:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa c’è di più bello e sublime della Terra vista dal cielo? Un pensiero del genere deve aver attraversato anche la mente eccelsa di Immanuel Kant, che alle forme di vita extraterrestri dedicò pagine tanto enigmatiche quanto evocative. Vero pensatore del limite, Kant intuiva che, per comprendere il nostro mondo e le nostre vite, tanto [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa c’è di più bello e sublime della Terra vista dal cielo? Un pensiero del genere deve aver attraversato anche la mente eccelsa di Immanuel Kant, che alle forme di vita extraterrestri dedicò pagine tanto enigmatiche quanto evocative. Vero pensatore del limite, Kant intuiva che, per comprendere il nostro mondo e le nostre vite, tanto banali quanto complicate, sarebbe stato necessario assumere un punto di vista del tutto alieno rispetto al nostro. In questo libro, Peter Szendy si chiede se, in un’epoca in cui il turismo cosmico e le conquiste dello spazio sono a un passo dall’essere realtà quotidiana, non abbia senso riscoprire quell’antico punto di vista e provare a utilizzarlo per decifrare e comprendere la nostra esistenza in comune.</p>
<h2>Una <em>alienologia</em> ragionata</h2>
<p>Paragonabile a una immaginaria “Critica della ragione celeste”, o al “Terra, mare e cielo” che Carl Schmitt, naturalmente, non ha mai scritto, Kant e gli extraterrestri è un libro indispensabile per tutte le persone che non si accontentano di volgere lo sguardo al cielo ma sognano, grazie al più potente propulsore mai esistito – la capacità di pensare – di salire lassù e comprendere che il nostro pianeta e le forme di vita che lo abitano non sono altro che frammenti della stessa, grande immensità intergalattica. &#8221;Sì, Kant parlava di extraterrestri&#8221; &#8211; tiene a sottolineare l&#8217;autore &#8211; e lo ha fatto per uscire dal nostro pensiero umano, limitato. Lo ha fatto con la forza e il rigore del pensiero dialogico-filosofico, ma lo ha fatto anche grazie all&#8217;immaginazione. Pagine intense che descrivono marziani o venusiani con una tale attenzione ai dettagli da renderli quasi tangibili. Il filosofo di Königsberg si è spinto fino a proporre una sorta di teoria comparativa o di classificazione di questi esseri che vivono su altri pianeti – una sorta di <em>alienologia</em> ragionata. Tuttavia, al di là di questa scoperta, una domanda continua a risuonarci, in attesa di una risposta: che cosa può aver portato Kant a speculare in una maniera simile su queste forme di vita sconosciute a noi Terreni? L’enorme portata delle sue speculazioni, ciò che le rende più che mai attuali, risiede nel loro legame, diretto e strutturale, con le implicazioni cosmopolitiche del suo pensiero. In altre parole, con quella che oggi saremmo tentati di definire globalizzazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4></h4>
<h4 style="text-align: center">«Che Kant credesse o meno negli omini<br />
verdi, questo libro è un contributo essenziale a un campo di studi in vertiginosa crescita»</h4>
<p style="text-align: center">JOURNAL OF THE FANTASTIC<br />
IN THE ARTS</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4 style="text-align: center">«Szendy traccia l’affascinante sentiero che conduce da Schmitt a Kant passando per la fantascienza e Derrida, e mostrando come un pensiero autenticamente cosmopolita non possa prescindere dalla<br />
capacità di immaginarsi l’altro, ciò che viene da fuori»</h4>
<p style="text-align: center">DANIEL HELLER ROAZEN</p><p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/kant-e-gli-extraterrestri-cosmopolitica-e-vite-interstellari-peter-szendy/">Kant e gli extraterrestri</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il minotauro</title>
		<link>https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-minotauro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jul 2023 14:45:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Governo e management sono riusciti a raggiungere spesso i rispettivi obiettivi con grande efficacia nell’ultimo secolo contribuendo all’ordine, alla crescita e alla diffusione del benessere, ma è evidente, al tempo stesso, che i meccanismi del potere e dell’organizzazione che sono alla loro base si muovono sempre sull’orlo della libertà e dell’autonomia. La tendenza a schiacciare [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Governo e management sono riusciti a raggiungere spesso i rispettivi obiettivi con grande efficacia nell’ultimo secolo contribuendo all’ordine, alla crescita e alla diffusione del benessere, ma è evidente, al tempo stesso, che i meccanismi del potere e dell’organizzazione che sono alla loro base si muovono sempre sull’orlo della libertà e dell’autonomia. La tendenza a schiacciare il conflitto, il pluralismo, la libertà e la società è sempre insita nelle potenzialità dello Stato; quella alla misurazione, alla standardizzazione, al conformismo e alla gerarchia è sempre propria delle visioni manageriali.</p>
<p>La loro combinazione nel corso dei secoli ha dato vita al Minotauro, che ha raggiunto la sua massima capacità culturale, politica ed economica alla fine del Ventesimo secolo. Ma è una strana bestia questo Minotauro che ha attraversato ideologie, totalitarismi, crisi e trionfi uscendone sempre indenne e sempre rinnovato. Esso sembra rappresentare lo spirito faustiano, demoniaco, della tarda modernità, dimenandosi tra il massimo del benessere e dello sviluppo e il massimo del controllo e dell’obbedienza. La storia di questa relazione tra governo e management, la storia di quest’ibrido, però non finisce con il Ventesimo secolo e, soprattutto, affonda le proprie radici storiche in un tempo molto antecedente al Novecento. L’obiettivo di questo libro è stato appunto quello di partire dalle origini per cercare di comprendere dove siamo oggi e dove forse andremo domani. Sempre in compagnia di un Minotauro che cambia il proprio aspetto, ma sempre popola il labirinto della nostra storia.</p>
<p>Non è un caso che ancora oggi stabilità e produttività, le due grandi promesse del governo e del management, siano sempre due termini tra i più inflazionati del lessico occidentale. Non è un accidente nemmeno la continua ricerca, da parte delle élite politiche, di tecniche manageriali da importare e far funzionare nel settore pubblico e quella delle élite manageriali di influenzare i processi decisionali della politica al fine di avere una regolazione e riforme a essi favorevoli. Ciò non significa che un governo possa e riesca a funzionare come una azienda oppure che gli obiettivi di un governo siano sempre sovrapponibili a quelli degli attori economici. Spesso queste credenze sono illusioni oppure materiale per teorie del complotto. Ciò che invece appare innegabile è un certo isomorfismo tra governo e management, una corrispondenza che si traduce in una influenza reciproca. Proprio perché la radice di entrambi, pur diversamente rivestita, attiene all’organizzazione e al potere.</p><p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-minotauro/">Il minotauro</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Contro la democrazia</title>
		<link>https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/contro-la-democrazia-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 15:24:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa ha fatto la democrazia per noi? Ha dato voce ai più deboli, promosso il dibattito, favorito integrazione, crescita e sviluppo. Già: ma cosa ha fatto la democrazia per noi di recente? Se la domanda fosse rivolta a Jason Brennan, la sua risposta sarebbe probabilmente che è la questione stessa a essere mal posta. Quella [...]</p>
<p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/contro-la-democrazia-2/">Contro la democrazia</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa ha fatto la democrazia per noi? Ha dato voce ai più deboli, promosso il dibattito, favorito integrazione, crescita e sviluppo. Già: ma cosa ha fatto la democrazia per noi di recente? Se la domanda fosse rivolta a Jason Brennan, la sua risposta sarebbe probabilmente che è la questione stessa a essere mal posta. Quella che, secondo Winston Churchill, era la “peggior forma di governo possibile a eccezione di tutte le altre” non ha mai avuto la possibilità di fare del bene, né mai l’avrà. La ragione è spiegata in questo lavoro che, ritenuto eretico e scandaloso quando venne pubblicato per la prima volta, è ormai ritenuto un classico del pensiero politico contemporaneo. Brexit, crisi di cultura e competenza, estremisti ai vertici dei governi, assalti ai palazzi del potere potrebbero non essere storture, bensì i sintomi inevitabili della vera natura della democrazia che somiglia, secondo Brennan, non tanto al luogo di un civile e ragionato dibattito, quanto al regno di dell’irrazionalità e dell’ignoranza: molti elettori compiono le loro scelte sulla base dell’emozione o del pregiudizio, non conoscendo neanche, in numerosi casi documentati, la forma di governo vigente o addirittura i nomi dei leader in carica. Inoltre, come dimostra l’autore, che rivolge la sua critica sia alla democrazia rappresentativa che a quella deliberativa, la partecipazione politica tende a rendere le persone peggiori – più irrazionali, arrabbiate e cariche di pregiudizi. Quale alternativa abbiamo, allora? Come superare gli inconvenienti della democrazia se non vogliamo esporci ai rischi che comporterebbe la concentrazione del potere nelle mani di pochi? La proposta di Brennan è di sperimentare una forma di governo “epistocratica” che sia compatibile con parlamenti, elezioni e libertà di parola, ma distribuisca il potere politico in proporzione a conoscenza e competenza.</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/contro-la-democrazia-2/">Contro la democrazia</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Mitologie italiane</title>
		<link>https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/mitologie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Della Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2023 11:30:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le mitologie politiche offrono agli Stati una visione grandiosa e confortante del proprio destino e la diffondono per assicurarsi una facile presa sul popolo. In Mitologie Italiane, Riccardo Pugnalin e Antonio Pilati analizzano alcuni dei miti dell’Italia unita che a tutt’oggi sono duri a morire, influenzando la percezione pubblica e suggestionando le scelte del popolo [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le mitologie politiche offrono agli Stati una visione grandiosa e confortante del proprio destino e la diffondono per assicurarsi una facile presa sul popolo. In Mitologie Italiane, Riccardo Pugnalin e Antonio Pilati analizzano alcuni dei miti dell’Italia unita che a tutt’oggi sono duri a morire, influenzando la percezione pubblica e suggestionando le scelte del popolo sovrano. Il primo e più radicato di questi falsi miti è l’idea secondo cui l’Italia, in virtù di un secolare primato culturale, esprime una missione di civiltà a raggio universale. Roma con il suo carico di eventi e di gloria è il principale catalizzatore di questo mito. Eppure, oltre il mito, l’attuale cultura italiana, i suoi intellettuali e la formazione proposta dalle università sono ben lontane dalla gloria e dai fasti di un tempo. Il secondo mito è quello secondo cui l’unità economico-politica dell’Europa espanderebbe le chance di sviluppo dell’Italia, rafforzando il suo primato internazionale e assicurando la sua tenuta sociale. Entrambe queste leggende, forgiate ad hoc da politici tutt’altro che disinteressati, hanno solamente un contenuto sentimentale che attribuisce alla nazione un’immagine desiderata con poca o nulla attinenza con la verità dei fatti: mancano l’analisi dei rapporti di forza e la percezione della realtà effettuale. La politica vera, la politica che sa operare per il bene della nazione e del popolo, inizia lì dove si sostituisce l’analisi al mito, la capacità tecnica alle credenze, la forza delle analisi alle facili suggestioni e agli incanti della ragione: lì dove la politica si fa comunicazione, certamente, ma della verità.</p>
<blockquote><p>“Il grande pubblico, disinteressato alla mitologia quando la vive, la attraversa e contribuisce a riprodurla. Il mito – oramai stabilizzato nella società – diventa oggetto di culto da proteggere e da perseguire. Il mito prevale su ogni altra considerazione critica nei suoi confronti. Il grande pubblico e gli specialisti non si occupano né si preoccupano delle mitologie politiche e dei loro impatti sulla società. Ancora di meno la teoria mitologica si preoccupa delle conseguenze che provoca, mentre l’opinione pubblica, solo dopo averne vissuto l’esperienza, riesce a comprenderne gli effetti. […] Le mitologie politiche agiscono sul tessuto sociale come arieti e motori irrefrenabili di decisioni politiche che, prese senza accorgersi del contesto storico nel quale agiscono perché fortemente convinte del loro mito, rischiano di produrre effetti distorsivi e non positivi. La mitologia, infatti, mal si coniuga con la realtà, agendo con una determinazione radicale, quasi sacrale.”</p></blockquote><p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/mitologie-italiane/">Mitologie italiane</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il disfacimento del demos</title>
		<link>https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-disfacimento-del-demos/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Della Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 09:31:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questo è il paradosso centrale, forse persino lo stratagemma centrale, della governance neoliberista: la rivoluzione neoliberista avviene nel nome della libertà – liberi mercati, Paesi liberi, uomini liberi –, ma distrugge le basi su cui la libertà poggia, la sovranità degli Stati e dei soggetti. Gli Stati sono subordinati al mercato, governano per il mercato [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Questo è il paradosso centrale, forse persino lo stratagemma centrale, della governance neoliberista: la rivoluzione neoliberista avviene nel nome della libertà – liberi mercati, Paesi liberi, uomini liberi –, ma distrugge le basi su cui la libertà poggia, la sovranità degli Stati e dei soggetti. Gli Stati sono subordinati al mercato, governano per il mercato e acquisiscono o perdono legittimità in base agli alti e bassi del mercato; inoltre gli Stati rimangono intrappolati nella separazione tra la spinta capitalista all’accumulazione e l’imperativo della crescita economica nazionale. I soggetti, liberati per poter perseguire l’accrescimento del loro capitale umano, emancipati da ogni preoccupazione e regolamentazione da parte della sfera sociale, politica, comune o collettiva, vengono inseriti nelle norme e negli imperativi della condotta di mercato e integrati negli obiettivi dell’azienda, dell’industria, della regione, della nazione o della costellazione postnazionale a cui la loro esistenza è legata. Nella politica, nella cultura e nella società, e quindi nelle discipline che le studiano, esiste solo l’<em>homo oeconomicus</em>.<br />
— WENDY BROWN</p></blockquote>
<p>L&#8217;opera di Wendy Brown rappresenta una forma rigorosa di vigilanza sullo stato della democrazia. In tempi come i nostri in cui pare sia sufficiente il rispetto delle procedure per assicurare il buono stato della democrazia, i suoi libri registrano come un preciso sismografo le crepe che si aprono all’interno della democrazia – a partire dal suo angolo di osservazione, l’Occidente e in particolare gli Stati Uniti – sul piano dei discorsi, delle pratiche, delle istituzioni. Politologa e filosofa della politica, a differenza dell’approccio analitico predominante negli Stati Uniti in queste discipline accademiche, Brown pone come criterio di analisi il concetto stesso di “democrazia”: “governo del popolo”. La questione dirimente è allora se – mediante le istituzioni e le procedure – un popolo effettivamente governi sé stesso; per stabilirlo, non basta restare sul piano della democrazia formale, dove il discrimine tra come un popolo si governa e come un popolo è governato è labile. Anzi, la democrazia formale può finire per configurare un kratos che si rende autonomo dal suo demos, le cui procedure formalizzano poteri non democratici, che non derivano cioè dall’autodeterminazione del demos.<br />
— DARIO GENTILI</p><p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-disfacimento-del-demos/">Il disfacimento del demos</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il trono oscuro</title>
		<link>https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-trono-oscuro-magia-potere-tecnologia-mondo-contemporaneo-libro-venanzoni-andrea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Della Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Oct 2022 12:58:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intelligenza artificiale, robot, macchine a guida automatica: tutto fa pensare al progresso tecnologico. Ma non potrebbe trattarsi invece di magia? Andrea Venanzoni ci invita a pensare lo sviluppo tecnico come un antico incantesimo. Sul regno del progresso troneggia un idolo oscuro. I maghi sono tra noi. Politici, imprenditori, amministratori delle più grandi aziende del mondo [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Intelligenza artificiale, robot, macchine a guida automatica: tutto fa pensare al progresso tecnologico. Ma non potrebbe trattarsi invece di magia? Andrea Venanzoni ci invita a pensare lo sviluppo tecnico come un antico incantesimo. Sul regno del progresso troneggia un idolo oscuro. I maghi sono tra noi. Politici, imprenditori, amministratori delle più grandi aziende del mondo fanno segretamente ricorso alla potenza degli incantesimi e delle forze esoteriche. In questo libro Andrea Venanzoni sostiene che tutto ciò è consentito proprio dall’esplosione del mondo digitale, in sé profondamente “magico”. Scienza, tecnologia e magia vengono solitamente considerati concetti escludenti tra loro: l’epoca nata dai lumi e dal trionfo della ragione non può accettare la resistenza in ombrose nicchie culturali del pensiero magico, dell’esoterismo, di incantesimi ed evocazioni, visti tutti come frutto di irrazionali superstizioni. Eppure, molti dei nostri concetti tecnologici hanno una radice magica, come gli insiemi algoritmici utilizzati per fini predittivi, o come la rete Internet la cui concezione rimanda a idee come quella teologico-esoterica di &#8220;noosfera&#8221;. Alla fine di questo libro la Silicon Valley non ci apparirà più soltanto come un luogo di avanguardia tecnologica, innovazione e successo, ma anche come una terra di maghi, oscuri incantesimi, santuari segreti e rituali pagani celebrati nel deserto.</p><p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-trono-oscuro-magia-potere-tecnologia-mondo-contemporaneo-libro-venanzoni-andrea/">Il trono oscuro</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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