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	<title>storia sociale - Luiss University Press</title>
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	<description>Casa editrice dell'Universit&#224; Luiss</description>
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	<title>storia sociale - Luiss University Press</title>
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		<title>Il minotauro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jul 2023 14:45:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Governo e management sono riusciti a raggiungere spesso i rispettivi obiettivi con grande efficacia nell’ultimo secolo contribuendo all’ordine, alla crescita e alla diffusione del benessere, ma è evidente, al tempo stesso, che i meccanismi del potere e dell’organizzazione che sono alla loro base si muovono sempre sull’orlo della libertà e dell’autonomia. La tendenza a schiacciare [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Governo e management sono riusciti a raggiungere spesso i rispettivi obiettivi con grande efficacia nell’ultimo secolo contribuendo all’ordine, alla crescita e alla diffusione del benessere, ma è evidente, al tempo stesso, che i meccanismi del potere e dell’organizzazione che sono alla loro base si muovono sempre sull’orlo della libertà e dell’autonomia. La tendenza a schiacciare il conflitto, il pluralismo, la libertà e la società è sempre insita nelle potenzialità dello Stato; quella alla misurazione, alla standardizzazione, al conformismo e alla gerarchia è sempre propria delle visioni manageriali.</p>
<p>La loro combinazione nel corso dei secoli ha dato vita al Minotauro, che ha raggiunto la sua massima capacità culturale, politica ed economica alla fine del Ventesimo secolo. Ma è una strana bestia questo Minotauro che ha attraversato ideologie, totalitarismi, crisi e trionfi uscendone sempre indenne e sempre rinnovato. Esso sembra rappresentare lo spirito faustiano, demoniaco, della tarda modernità, dimenandosi tra il massimo del benessere e dello sviluppo e il massimo del controllo e dell’obbedienza. La storia di questa relazione tra governo e management, la storia di quest’ibrido, però non finisce con il Ventesimo secolo e, soprattutto, affonda le proprie radici storiche in un tempo molto antecedente al Novecento. L’obiettivo di questo libro è stato appunto quello di partire dalle origini per cercare di comprendere dove siamo oggi e dove forse andremo domani. Sempre in compagnia di un Minotauro che cambia il proprio aspetto, ma sempre popola il labirinto della nostra storia.</p>
<p>Non è un caso che ancora oggi stabilità e produttività, le due grandi promesse del governo e del management, siano sempre due termini tra i più inflazionati del lessico occidentale. Non è un accidente nemmeno la continua ricerca, da parte delle élite politiche, di tecniche manageriali da importare e far funzionare nel settore pubblico e quella delle élite manageriali di influenzare i processi decisionali della politica al fine di avere una regolazione e riforme a essi favorevoli. Ciò non significa che un governo possa e riesca a funzionare come una azienda oppure che gli obiettivi di un governo siano sempre sovrapponibili a quelli degli attori economici. Spesso queste credenze sono illusioni oppure materiale per teorie del complotto. Ciò che invece appare innegabile è un certo isomorfismo tra governo e management, una corrispondenza che si traduce in una influenza reciproca. Proprio perché la radice di entrambi, pur diversamente rivestita, attiene all’organizzazione e al potere.</p><p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-minotauro/">Il minotauro</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’internazionalizzazione dei comuni. Dalle città-mondo all’arcipelago globale</title>
		<link>https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/linternazionalizzazione-dei-comuni-dalle-citta-mondo-allarcipelago-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2023 10:57:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi le attività più significative si svolgono nelle città e, tuttavia, noi continuiamo a vedere soltanto gli Stati come attori globali. Le città sono il centro dell’economia, sono i luoghi in cui vive la maggior parte delle persone. Riforme politiche, innovazione sociale, proteste e rivoluzioni hanno luogo nelle città. Le città sono la memoria del [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi le attività più significative si svolgono nelle città e, tuttavia, noi continuiamo a vedere soltanto gli Stati come attori globali. Le città sono il centro dell’economia, sono i luoghi in cui vive la maggior parte delle persone. Riforme politiche, innovazione sociale, proteste e rivoluzioni hanno luogo nelle città. Le città sono la memoria del nostro passato e la culla del nostro futuro. Succede molto nelle città, ma succede anche molto tra le città attraverso reti, partenariati e iniziative comuni. Le città sono orientate sia all’interno sia all’esterno, attive in una dinamica a più livelli in cui le strategie locali e internazionali devono essere integrate e non possono essere giocate singolarmente. Detto in modo ancora più strigato: il luogo nel quale si verificano le azioni più importanti per la nostra vita, è senza dubbio la città.</p>
<p>C&#8217;è bisogno di cambiare la nostra mappa mentale. La realtà sta cambiando rapidamente, e siamo ancora ancorati ad una prospettiva Stato-centrica degli affari internazionali. Con la pace di Vestfalia del 1648, le città sono state escluse dalla mappa mentale dei suoi abitanti, in un processo lento ma incontrovertibile, dopo che erano da sempre state identificate come il centro dell&#8217;azione politica ed economica. Con il XVII secolo lo Stato diventa accentrato, sposta il baricentro, decentra tutto quello che gli sta intorno. Tuttavia, oggi, nel mondo, le città stanno ritornando sul palcoscenico internazionale, ma spesso non ce ne accorgiamo perché continuiamo a pensare con i canoni classici e tradizionali. Una mappa mentale, del resto, più facile da contenere e memorizzare: infatti, al momento, è composta da circa duecento pezzi, che equivalgono agli Stati membri delle Nazioni Unite, ma è bene essere consapevoli del fatto che non sono di certo gli unici pezzi da tenere a mente per comprendere il mondo e la modernità in cui viviamo oggi. A ben vedere, avremmo bisogno di almeno quattromila pezzi, ovvero il numero approssimativo delle città con più di 50.000 abitanti che oggi esistono al mondo.</p>
<p>E poi, ci sono le sfide globali, le crisi di governance che pongono nuovi quesiti e richiedono altrettante innovative soluzioni. L&#8217;inquinamento, il cambiamento climatico, le pandemie, le carestie, le migrazioni, sono tutti fenomeni intrecciati, e che richiedono una risposta comune. Ma le soluzioni plausibili sembrano essere ostaggio degli interessi contrapposti dei singoli stati, secondi cui la nostra mappatura del mondo dovrebbe essere suddivisa. In altre parole, ci troviamo nel mondo del &#8221;G-Zero&#8221; così come descritto dal politologo Ian Bremmer, un mondo nel quale nessuna potenza può (o vuole) dettare da sola l&#8217;agenda globale. Il tutto, con un paradosso e un corollario. Il paradosso è che, mentre le ripercussioni di queste sfide si fanno sentire con sempre maggiore forza sulla vita quotidiana dei cittadini, la richiesta di una crescente protezione da questi rivolta ai governi centrali si scontra con la realtà di sovranità statali erose da un diffuso deficit di capacità di dare risposte adeguate a tematiche troppo grandi per essere gestite a livello nazionale. Il conseguente corollario, invece, riguarda il ruolo sempre più importante che, in questo contesto, giocano comunità locali e, tra queste, le città in particolare. Queste appaiono, infatti, sempre più al centro sia dei problemi che delle soluzioni dei grandi temi globali del nostro tempo e hanno dimostrato in varie occasioni una straordinaria resilienza, oltre ad una capacità di reazione alle emergenze perfino superiore agli stessi governi nazionali.</p>
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		<title>Turisti nel Terzo Reich</title>
		<link>https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/turisti-nel-terzo-reich/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Della Sala]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Feb 2023 12:12:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come nascono le dittature? È possibile per i contemporanei accorgersi della loro ascesa? In Turisti nel Terzo Reich, Julia Boyd ci mostra come le risposte non sono sempre quelle più scontate, né le più rassicuranti. Gli eventi accaduti in Germania tra il 1933 e il 1945 cambiarono la storia del mondo in modo terribile e [...]</p>
<p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/turisti-nel-terzo-reich/">Turisti nel Terzo Reich</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come nascono le dittature? È possibile per i contemporanei accorgersi della loro ascesa? In <em>Turisti nel Terzo Reich</em>, Julia Boyd ci mostra come le risposte non sono sempre quelle più scontate, né le più rassicuranti. Gli eventi accaduti in Germania tra il 1933 e il 1945 cambiarono la storia del mondo in modo terribile e drammatico, ma solo questo libro si interroga su quanto di tutto quello che stava accadendo era percepibile in una normale giornata nella Germania nazista. Avventurandosi nella quotidianità, curiosa di scoprire come quelle vicende venivano osservate e discusse, Boyd racconta storie di gente comune, spesso ignara dell’orrore che di lì a poco si sarebbe abbattuto sull’Europa. Nelle pagine di Boyd prende parola una moltitudine di voci minori, solitamente relegate ai margini delle indagini e delle ricostruzioni storiche: una comitiva di giovani studenti in viaggio, un gruppo di appassionati musicisti, la passeggiata attenta di un giornalista che incontra lo sguardo curioso di un poeta, i dubbi e le preoccupazioni di un comunista e il distacco di un diplomatico in missione; c’è persino spazio per le testimonianze di personaggi illustri come Charles Lindbergh e Samuel Beckett. Questi racconti creano una straordinaria immagine tridimensionale della Germania nazista, così palpabile che il lettore ne sente, ne ascolta e ne respira tutta l&#8217;ambigua atmosfera.</p>
<p>&#8220;La morale scomoda di <em>Turisti nel Terzo Reich</em> e che la gente vede e sente solo ciò che vuole vedere e sentire”<br />
<strong>DAVID PRYCE-JONES, AUTORE DI <em>PARIS IN THE THIRD REICH</em></strong></p>
<p>«Il libro rivela quanto sia stato difficile prevedere le vastità della tragedia imminente»<br />
<strong>BOSTON GLOBE</strong></p>
<p>«Attingendo da esperienze pressoché ignote di persone comuni ed estranee al Terzo Reich, Julia Boyd fornisce nuove stupefacenti visuali sulla Germania di Hitler. Il suo libro e un capolavoro di ricerca storica»<br />
<strong>PIERS BRENDON, AUTORE DI <em>THE DARK VALLEY. A PANORAMA OF THE 1930S</em></strong></p>
<p>«Il libro di Julia Boyd, frutto di scrupolose ricerche e ricco di sfumature, ci mostra come appariva quel paese travagliato ai viaggiatori degli anni Venti e Trenta. Una lettura davvero affascinante»<br />
<strong>KEITH LOWE, AUTRICE DI <em>IL CONTINENTE SELVAGGIO</em></strong></p><p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/turisti-nel-terzo-reich/">Turisti nel Terzo Reich</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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