<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>bellissima - Luiss University Press</title>
	<atom:link href="https://stage.luissuniversitypress.it/tag/bellissima/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://stage.luissuniversitypress.it</link>
	<description>Casa editrice dell'Universit&#224; Luiss</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Dec 2021 17:29:08 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.2</generator>

<image>
	<url>https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/01/cropped-apple-icon-32x32.png</url>
	<title>bellissima - Luiss University Press</title>
	<link>https://stage.luissuniversitypress.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il made in Italy a tavola. Antropologia del buon gusto italiano</title>
		<link>https://stage.luissuniversitypress.it/made-in-italy-a-tavola-antropologia-fuori-menu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Resa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 08:26:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Estratti]]></category>
		<category><![CDATA[bellissima]]></category>
		<category><![CDATA[made in Italy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://luissuniversitypress.it/?p=3779</guid>

					<description><![CDATA[<p>Proponiamo integralmente la prefazione di Fuori Menu di Fernanda Roggero, scritta dall&#8217;antropologo Marino Niola. Fernanda Roggero ha selezionato e raccolto undici storie che, dal cuore delle Dolomiti a Pantelleria, raccontano di una varietà di gusti e sapori che nessun altro Paese al mondo può vantare.  __________________________________________________________ “Tutto il male dell’Italia proviene dall’anarchia, ma anche tutto [...]</p>
<p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/made-in-italy-a-tavola-antropologia-fuori-menu/">Il made in Italy a tavola. Antropologia del buon gusto italiano</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Proponiamo integralmente la prefazione di</em> Fuori Menu<em> di Fernanda Roggero, scritta dall&#8217;antropologo Marino Niola. Fernanda Roggero ha selezionato e raccolto undici storie che, dal cuore delle Dolomiti a Pantelleria, raccontano di una varietà di gusti e sapori che nessun altro Paese al mondo può vantare. </em></strong></p>
<p style="text-align: center;">__________________________________________________________</p>
<p>“Tutto il male dell’Italia proviene dall’anarchia, ma anche tutto il bene”, scriveva Giuseppe Prezzolini, autore dell’ingiustamente dimenticato <em>Spaghetti dinner</em>. Centrando in pieno quel nodo inestricabile di consuetudini e abitudini, tendenze e competenze, vocazioni e disposizioni, somiglianze e diffidenze che giace nelle profondità dell’identità nazionale. Da quel nodo discende <strong>il made in Italy che, prima ancora di essere un’economia, è un’antropologia</strong>, una struttura profonda della mentalità e del costume, un modo di essere e di sentire caratterizzato dalla compresenza di tradizione e innovazione, municipalismo e globalismo, familismo e concorrenza.</p>
<p>È l’insieme dei pregi del Belpaese. E perfino dei suoi difetti. Sanificati, emendati, ottimizzati e trasformati in virtù. E questa combinazione tra tipicità e qualità rende la nostra gastronomia particolarmente al passo con il nostro tempo. Che dell’alimentazione ha fatto una passione e un’ossessione. Oscillante tra cibomania e cibofobia. Ma anche la materia prima di una nuova idea dello sviluppo e della sicurezza, dell’ecologia e dell’economia, dell’equità, della felicità, della salute e del piacere. I grandi temi del presente come la qualità della vita, la difesa dell’ambiente e del vivente, la salvaguardia delle biodiversità, la bioetica animale, la tutela delle filiere corte, la modernizzazione delle produzioni e delle tradizioni, la tutela delle identità e delle comunità, passano soprattutto attraverso le scelte e le sensibilità alimentari.</p>
<p>E questo è particolarmente vero in un Paese come l’Italia che del food ha fatto da sempre una delle sue cifre nel tappeto. Il marcatore identitario dei mille campanili, delle piccole e delle grandi patrie gastronomiche di cui è fatto lo Stivale. Una miriade di eccellenze e specialità che hanno fatto della tavola tricolore un mito planetario. Apprezzato da tutti e imitato da troppi. E della nostra dieta mediterranea l’immagine stessa del mangiare di domani, buono, democratico, stagionale, conviviale e solidale.</p>
<blockquote><p><span style="font-size: 130%;">Dietro ogni cibo c’è una storia da raccontare. Perché, in realtà, il made in Italy da mangiare nasce da una simbiosi secolare tra capolavori dell’arte e cattedrali del gusto, che sono prodotti di un <strong>medesimo <em>genius loci</em>.</strong> Dove dietro ogni sapore c’è una vicenda storica e umana, sociale e personale che viene da molto lontano.</span></p></blockquote>
<p>Dalle spezierie medievali, dall’orgoglio comunale, dalle botteghe rinascimentali, dal dinamismo emporiale delle repubbliche marinare, dall’orientalismo dei mercanti e degli artigiani veneziani, dagli umori e sapori greci, arabi, normanni e spagnoli del Mezzogiorno, dall’energia trasformatrice dei longobardi e da quella bonificatrice degli ordini monastici, dal raffinato estetismo dei bizantini, dalle sontuose gastronomie di palazzo e dalle talentuose cucine popolari, dai maestri delle corti. Ma anche e soprattutto dalle maestre dei cortili, le anonime regine di quei focolari, aie e barchesse, dove per secoli si è esercitata l’anonima sapienza contadina, l’umile creatività delle donne, costrette a fare le nozze con i fichi secchi trasformando la scarsità in bontà, l’indigenza in eccellenza. È questo il minimo comune denominatore culturale delle piccole patrie alimentari, di ieri e di oggi, che sono le capitali diffuse del made in Italy.</p>
<p>È questo mormorio del tempo il vero <em>plus</em> dei prodotti fatti all’italiana. Che riflettono passato e presente di un Paese dove ogni cinquanta chilometri si cambia nazione. Dove ogni città, ogni provincia possiede una vocazione, una tradizione, una cucina, un codice estetico ed estatico, un gusto tutti suoi. Dove però il campanile diventa terroir, trasformando le differenze in tipicità, il locale in glocale, le tradizioni in vocazioni. In fondo l’Italia non è che un sistema di differenze, che diventano altrettanti segni ad alta definizione, richiestissimi da un consumo globale che cerca di scongiurare lo spettro dell’omologazione, della merce uguale a sé stessa in ogni angolo di mondo.</p>
<p>È il caso della pizza, del Parmigiano e di altri loghi planetari dell’Italia da mangiare. La prima, partita dai vicoli di Napoli dove era un pronto soccorso dello stomaco, il minimo di sussistenza della plebe più diseredata, è diventata il comfort food più diffuso del pianeta, insieme alla pasta. Lo stesso dicasi per il re dei formaggi, così famoso che Giovanni Boccaccio, nel <em>Decamerone</em>, immagina il mitico Paese di Bengodi, quello dove chi più mangia più guadagna, come una montagna di Parmigiano da cui piovono maccheroni e ravioli. Una cascata analoga a quella che oggi tracima dagli scaffali di tutti i supermercati del globo, dai più popolari ai più<em> choosy</em>, come Whole Foods, Dean &amp; DeLuca, oltre, naturalmente a Eataly.</p>
<p>La forza del Tricolore, a tavola come altrove, sta nella sua unità plurale che ne fa <strong>un sistema di differenze</strong>, regionali, provinciali, municipali, paesane, succose, saporose, schiette che si tengono insieme, come le maschere della Commedia dell’Arte, vero laboratorio dell’identità nazionale. E che all’estero fra Seicento e Ottocento veniva chiamata semplicemente Commedia Italiana perché, dicevano i teorici del teatro barocco, combina “lazzi napoletani e soggetti lombardi”, dove i termini napoletano e lombardo riepilogavano le due metà del Paese. Il Nord e il Sud, ma pure l’Oriente e l’Occidente, la città e la campagna, la terra e il mare. A tavola e non solo.</p>
<p>In realtà, la Sicilia e la Val d’Aosta sono due mondi gastronomici e due universi antropologici. Diverse come la pasta con le sarde lo è dalla fonduta. Così pure tra il Friuli e la Toscana c’è la stessa distanza che c’è fra l’acidità della <em>brovada</em> e la dolcezza della ribollita. E la differenza non è solo fra Nord e Sud. Torino in cucina è lontana da Trieste almeno quanto lo è da Napoli. Tra un brasato al barolo, una jota triestina e un pacchero coi pomodorini del piennolo vesuviani ci sono di mezzo l’influenza francese, il lascito austroungarico, l’eredità borbonica con in più quel riverbero di Levante che illumina l’Adriatico. Non solo geografia, dunque, qui è soprattutto la storia a fare la differenza.</p>
<p>Perfino la categoria della pasta, logo identitario del mangiare all’italiana, guardata più da vicino si polverizza in una gamma infinita di variazioni locali. I delicati<em> tajarin</em> piemontesi, le impalpabili sfoglie medio-padane, i sensuali tortellini emiliani, i bruschi pici toscani, i sinuosi <em>bigoi</em> veneti, gli schietti <em>ciarsons</em> carnici, i generosi chitarrini abruzzesi, la sobria<em> fregula</em> sarda, i gattopardeschi anelletti siciliani, le contadine orecchiette pugliesi, i sorprendenti paccheri partenopei, i ruvidi pizzoccheri valtellinesi, le morbide fettuccine romane, i barocchi cannelloni sorrentini, le guizzanti trofie liguri, le rutilanti <em>sagne ncannulate</em> salentine, gli inconsutili Campofilone marchigiani, i festosi cappelletti romagnoli.</p>
<p>Ogni formato un carattere, una cultura, una tradizione. Se i würstel e il carré di maiale fanno una la Germania da Amburgo fino a Monaco, se bistecca e <em>coq au vin</em>, con le immancabili <em>frites</em>, come diceva Roland Barthes, sono la seconda bandiera della Francia, i maccheroni hanno fatto l’Italia ma è difficile dire con precisione di che pasta siano fatti gli italiani.</p>
<p>In ogni caso il made in Italy alimentare lega indissolubilmente <strong>la grandezza delle ricette all’eccellenza dei prodotti</strong>. E dunque ancora una volta ai terroir. Vale a dire a quelle specificità storiche, antropologiche, economiche che erano e restano la nostra grande risorsa, soprattutto ora che il mercato globale richiede tipicità, ossia prodotti iperlocali, cibi che raccontano un Paese.</p>
<p>È questo mormorio del passato il valore aggiunto del made in Italy alimentare e non solo. Che restituisce ai nostri sapori italiani parte di quell’aura perduta con la riproducibilità industriale.</p>
<div class="row"  id="row-1942575094">

	<div id="col-801978765" class="col medium-4 small-12 large-4"  >
				<div class="col-inner"  >
			
			
		</div>
					</div>

	

	<div id="col-1774650647" class="col medium-4 small-12 large-4"  >
				<div class="col-inner"  >
			
			
	
  
    <div class="row large-columns-1 medium-columns- small-columns- row-small slider row-slider slider-nav-reveal slider-nav-push"  data-flickity-options='{&quot;imagesLoaded&quot;: true, &quot;groupCells&quot;: &quot;100%&quot;, &quot;dragThreshold&quot; : 5, &quot;cellAlign&quot;: &quot;left&quot;,&quot;wrapAround&quot;: true,&quot;prevNextButtons&quot;: true,&quot;percentPosition&quot;: true,&quot;pageDots&quot;: false, &quot;rightToLeft&quot;: false, &quot;autoPlay&quot; : false}' >

  
	     
<div class="product-small col has-hover product type-product post-3103 status-publish first instock product_cat-impresa-e-management product_tag-economia-e-gestione-delle-imprese product_tag-food product_tag-made-in-italy has-post-thumbnail taxable shipping-taxable purchasable product-type-variable">
	<div class="col-inner">
	
<div class="badge-container absolute left top z-1">

</div>
	<div class="product-small box ">
		<div class="box-image">
			<div class="image-fade_in_back">
				<a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/fuori-menu/" aria-label="Fuori menu"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="247" height="346" src="https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-247x346.jpg" class="attachment-woocommerce_thumbnail size-woocommerce_thumbnail" alt="Fuori menu" srcset="https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-247x346.jpg 247w, https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-510x715.jpg 510w, https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-214x300.jpg 214w, https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-730x1024.jpg 730w, https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-768x1077.jpg 768w, https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-300x421.jpg 300w, https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-600x841.jpg 600w, https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06.jpg 1000w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /></a>
			</div>
			<div class="image-tools is-small top right show-on-hover">
							</div>
			<div class="image-tools is-small hide-for-small bottom left show-on-hover">
							</div>
			<div class="image-tools grid-tools text-center hide-for-small bottom hover-slide-in show-on-hover">
							</div>
					</div>

		<div class="box-text box-text-products">
			<div class="title-wrapper">		<p class="category uppercase is-smaller no-text-overflow product-cat op-8">
			Impresa e management		</p>
	<p class="name product-title woocommerce-loop-product__title"><a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/fuori-menu/" class="woocommerce-LoopProduct-link woocommerce-loop-product__link">Fuori menu</a></p></div><div class="price-wrapper">
	
		<span class="price"><span class="woocommerce-Price-amount amount" aria-hidden="true"><bdi><span class="woocommerce-Price-currencySymbol" translate="no">&euro;</span>9,99</bdi></span> <span aria-hidden="true">-</span> <span class="woocommerce-Price-amount amount" aria-hidden="true"><bdi><span class="woocommerce-Price-currencySymbol" translate="no">&euro;</span>17,00</bdi></span><span class="screen-reader-text">Fascia di prezzo: da &euro;9,99 a &euro;17,00</span> <small class="woocommerce-price-suffix">IVA inclusa</small></span>
	</div><div class="add-to-cart-button"><a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/fuori-menu/" aria-describedby="woocommerce_loop_add_to_cart_link_describedby_3103" data-quantity="1" class="primary is-small mb-0 button product_type_variable add_to_cart_button is-shade" data-product_id="3103" data-product_sku="" aria-label="Seleziona le opzioni per &ldquo;Fuori menu&rdquo;" rel="">Scegli</a></div>	<span id="woocommerce_loop_add_to_cart_link_describedby_3103" class="screen-reader-text">
		Questo prodotto ha più varianti. Le opzioni possono essere scelte nella pagina del prodotto	</span>
		</div>
	</div>
		</div>
</div>
</div>
		</div>
					</div>

	

	<div id="col-81333283" class="col medium-4 small-12 large-4"  >
				<div class="col-inner"  >
			
			
		</div>
					</div>

	
</div>
<p>E lo stile è forse l’unica morale collettiva, trasversalmente condivisa da un Paese che ha sempre considerato l’estetica come una componente dell’etica e i valori individuali non meno importanti delle virtù pubbliche. Lo dicono unanimemente i mercati che, anche con questi chiari di luna, premiano quel mix inimitabile di saper fare, di fantasia, di creatività, di lusso, di gusto e di versatilità che tutto il mondo identifica con l’<em>Italian Style</em>.</p>
<p>È l’eccellenza che resta a galla nel mare tempestoso dell’emergenza. Un dato che va ben oltre l’economia. Perché diventa una convenzione autorappresentativa del Belpaese. Una sorta di orgoglio patrimoniale, che miscela q.b. di nazionalismo gastronomico e di campanilismo spinto. Non è un caso che, a dispetto della scarsa conoscenza della storia alimentare nazionale, gli italiani sono unanimemente convinti della schiacciante superiorità della nostra cucina. E dell’assoluta eccellenza delle tipicità tricolori.</p>
<p>In un sondaggio di qualche anno fa gli intervistati indicavano a furor di popolo nel patrimonio gastronomico la vera punta di diamante del made in Italy. La sola ricetta vincente in grado di aprire una breccia nel muro della crisi. È l’altra faccia di quel nazionalismo ad assetto variabile che accende spesso il nostro immaginario di quella passione dell’origine che, a dispetto della sua approssimazione, diventa spesso un articolo di fede in grado di mobilitare le nostre migliori energie. È anche per questo che il talentuoso Davide tricolore resiste bellamente ai Golia del mercato globale. Confermandosi, a dispetto di tutti gli stereotipi, uno dei Paesi più intraprendenti. Dove oltre un terzo degli occupati, secondo una rilevazione Istat relativa al 2019, lavora in condizioni di elevata autonomia.</p>
<p>Individualismo creativo, imperativo della buona reputazione. E della bella figura. Sono l’algoritmo che sta dietro la qualità e la bontà che tutto il mondo ci riconosce e ci invidia da sempre, perfino quando ne stigmatizza le esagerazioni edonistiche. Perché è proprio da un principio di piacere spinto all’estremo che scaturiscono quell’attenzione straordinaria per le questioni di affinamento, per i dettagli maniacali, per i particolari minuti che caratterizzano le manifatture italiane, alimentari e non. Non è un caso che i grandi protagonisti del made in Italy abbiano tutti in comune un’arte della finitura, un ideale di compiutezza dell’opera sempre vicinissimo all’alto artigianato, qualche volta all’arte tout court.</p>
<blockquote><p><span style="font-size: 130%;">In realtà il made in Italy racconta quel che cambia e quel che resta del nostro Paese meglio di qualsiasi libro di storia. Perché della storia restituisce la trama vivente, quella incarnata nel fare e nel saper fare, quella che ci fa essere ciò che siamo, che nutre quotidianamente e silenziosamente la nostra identità e il nostro gusto del bello e del buono. </span></p></blockquote>
<p>Ecco perché si avrebbe torto a considerare il mondo dell’Italian Food una faccenda da soli gourmet, o da gastromani. Perché, in realtà, fotografa quella capacità di trasfigurare la povertà in tipicità che ha fatto dell’Italian Food un mito planetario, l’immagine stessa della gastronomia del futuro. In grado di nutrire il pianeta senza depredarne le risorse.</p>
<p>Non a caso le grandi agenzie internazionali che governano la mente e il corpo del pianeta, l’Unesco, la Fao, l’Oms, sono concordi nell’indicare la dieta mediterranea, che da noi ha la sua espressione più completa, come il regime alimentare più sostenibile. Che ha avuto i suoi profeti in chef come Angelo Paracucchi. E adesso può contare su ambasciatori come Alfonso Iaccarino che, insieme alla moglie Livia e ai figli Mario ed Ernesto, ha fatto degli spaghetti con pomodoro e basilico, una volta guardati dall’alto in basso come una pietanza eccessivamente popolare, un autentico totem gastronomico, il piatto più amato del pianeta.Lo rivela un’indagine Oxfam condotta su Paesi di tutti i continenti. Negli anni Ottanta, Alfonso, uno dei più famosi chef del mondo, ha avuto per primo il coraggio di inserire questo cibo povero nel menu del Don Alfonso 1890, il suo elegantissimo ristorante stellato. Ed è subito diventato un culto.</p>
<p>In quegli stessi anni, Ancel e Margaret Keys, gli scienziati americani che hanno rivelato alla comunità internazionale i vantaggi della dieta mediterranea, andavano spesso a gustare gli spaghetti di Alfonso insieme allo scrittore americano Gore Vidal. E chiedevano sempre un tavolo con vista sulla cucina, per spiare i segreti di un modo di mangiare capace, come nessun altro, di coniugare gusto e salute. Da allora, buongustai di tutto il pianeta vanno a Sant’Agata sui due Golfi, affacciata su Capri e Positano, per visitare questa acropoli della cucina mediterranea. Che adesso ha varcato i mari, perché il Don Alfonso non è più un semplice ristorante, ma una punta di diamante del made in Italy alimentare, con sedi a Macao, a Toronto, a Helena Bay in Nuova Zelanda, cui adesso si aggiunge l’innovativa Casa Don Alfonso a St. Louis, Missouri, dove i mitici spaghetti primeggiano in tutti i menu.</p>
<p>Insomma, il nostro sconfinato patrimonio agroalimentare è<strong> il petrolio verde del Belpaese</strong>. Questione di gusto ma anche di produzione di quel gusto, cioè innovazione e tecnologia. Macchine, idee e startup indispensabili a produrre quel sapore che ha conquistato il mondo. Oggi l’Italia-mania ha contagiato anche il Giappone più tradizionalista, al punto che i ristoranti si chiamano<em> Trattoria</em>,<em> Buonissimo</em>,<em> Toscana</em>, <em>Donna</em>, <em>Ciappuccino</em>, <em>Pappare</em>, <em>Buono cucina</em>, <em>Pizzeria Baggio</em>. Oppure <em>Onesto</em>, <em>Glorioso</em>, <em>Nessun dorma</em>. E il piatto di Natale – che viene celebrato a dispetto dello shintoismo in quanto festa gastronomica – è composto da pizza e spaghetti naporitan. Ambo secco sulla ruota di Napoli.</p>
<p>Quel che conta insomma è che il nostro cibo fa pensare ai piaceri della <em>Dolce vita</em>. Che peraltro dà nome a un’infinità di ristoranti da Tartu (Estonia) a Provo (Utah) da Santa Monica a Fairfax (Virginia), da Wellington (Nuova Zelanda) a Ulan Bator (Mongolia). E il gioco è fatto. Anche per questo imparare a raccontare il cibo, per rispondere alle nuove domande del presente, è un’urgenza culturale del nostro Paese. Che adesso ha bisogno di figure e profili professionali inediti capaci di intercettare le domande di un mondo in mutazione.</p>
<p>Per riconoscere e far conoscere la straordinaria ricchezza dei nostri giacimenti agroalimentari e le immense potenzialità del nostro petrolio verde. Per sfruttarne nella maniera migliore le straordinarie potenzialità, il ministro dell’Università Gaetano Manfredi, nel nuovissimo Piano di Ricerca Nazionale che assegnerà le risorse nei prossimi sette anni, ha inserito tra le linee guida la tutela, la memoria e il racconto del made in Italy alimentare nonché dei suoi protagonisti, le donne, gli uomini e i territori che lo hanno reso grande.</p>
<p>Ma oltre a ripercorrere il già fatto, promuove linee di studio sul futuro. Così per la prima volta nella storia della nostra progettazione formativa, accanto alle eccellenze dell’ingegno, della moda, dello stile, del design, trovano posto quelle del gusto. Intercettando quella <strong>passione per il mangiare all’italiana</strong> che sta diventando un trend inarrestabile. Inducendo l’Unesco a iscrivere nella lista dei patrimoni dell’umanità, oltre alla dieta mediterranea, anche l’arte dei “pizzaiuoli napoletani” o, meglio, “<em>the Art of Neapolitan Pizzaiuolo</em>” e le “Colline del Prosecco”, classificate come <em>“a Land of Nature, History and Culture</em>”. Finalmente il nostro Paese ha deciso di valorizzare quell’inimitabile intreccio fra capolavori dell’arte e cattedrali alimentari che lo rendono unico al mondo. E aiuta a capire perché da noi Raffaello fa rima con culatello, Giotto con lampredotto e Lorenzetti con spaghetti.</p>
<div class="is-divider small"></div>
<p><span style="font-size: 75%;">Prefazione da Fuori Menu di Fernanda Roggero. In alto, <a href="https://it.freepik.com/foto/sfondo">foto di valeria_aksakova &#8211; freepik</a> </span></p><p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/made-in-italy-a-tavola-antropologia-fuori-menu/">Il made in Italy a tavola. Antropologia del buon gusto italiano</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uniti nella diversità</title>
		<link>https://stage.luissuniversitypress.it/fuori-menu-made-in-italy-estratto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Rodia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 20:03:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anteprime]]></category>
		<category><![CDATA[bellissima]]></category>
		<category><![CDATA[made in Italy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://demo.liquidfactory.it/lup/?p=3175</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando mi chiedono di cosa mi occupo e rispondo, un po’ pomposamente, che sono Food&#38;Wine Editor, l’effetto è quasi sempre lo stesso. Che fortunata! Sempre in giro a mangiare e bere. Il che è anche vero – o almeno lo è stato prima che scoppiasse la pandemia – ma non rende giustizia a chi vuole [...]</p>
<p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/fuori-menu-made-in-italy-estratto/">Uniti nella diversità</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando mi chiedono di cosa mi occupo e rispondo, un po’ pomposamente, che sono Food&amp;Wine Editor, l’effetto è quasi sempre lo stesso. Che fortunata! Sempre in giro a mangiare e bere. Il che è anche vero – o almeno lo è stato prima che scoppiasse la pandemia – ma non rende giustizia a chi vuole trattare questo settore per quel che si merita e per cosa rappresenta: un <strong>asse portante dell’economia nazionale</strong>.</p>
<p>Secondo i dati dell’ultimo annuario Crea, con oltre 522 miliardi di euro il sistema agroalimentare italiano, dall’agricoltura alla ristorazione, rappresenta il 15% del Pil nazionale, classificandosi primo in Europa per valore aggiunto (31,3 miliardi di euro, davanti alla Francia con 30,2 miliardi). Le produzioni di qualità certificata Dop e Igp si confermano tra le più dinamiche, con un valore di 17 miliardi, il 19% del totale dell’agroalimentare italiano. Il vino ha corso veloce e inanellato primati, riuscendo a superare gli eterni rivali d’Oltralpe nella diffusione sul principale mercato mondiale, gli Stati Uniti.</p>
<blockquote><p><span style="font-size: 130%;">L’economia del mangiare-bere è il nostro petrolio. Formidabile asset, al pari di turismo e beni culturali, perché porta nel mondo il nostro spirito e stile di vita. Quello che – ogni indagine lo conferma – tutti ci invidiano. </span></p></blockquote>
<p>I prodotti agroalimentari sono i nostri ambasciatori e migliori testimoni, anche a costo di soffrire gli ingiusti effetti di un possente mercato di impostori. I truffaldini artefici di quell’Italian sounding che ci ruba immagine e fatturati.</p>
<p>Come dicono i più esperti, tuttavia, la regola della comunicazione (“purché se ne parli”) finisce per depotenziare anche questo fraudolento mercato parallelo. Dopo aver acquistato Parmesan, a Manhattan come a Shanghai, chi ha la ventura di gustare un vero Parmigiano Reggiano difficilmente ripiegherà di nuovo su un così modesto succedaneo. Da Dobbiaco a Pantelleria mostriamo una varietà agroalimentare che nessun altro Paese al mondo può vantare. Prodotti di super-nicchia per cultori dell’eccellenza accanto ad una produzione industriale di grande qualità, sempre più attenta ai temi ineludibili della sostenibilità e al sostegno delle realtà territoriali.</p>
<p>Sto illustrando il migliore dei mondi possibili? Certo che no. Come tutta la struttura produttiva del Paese anche l’agroalimentare sconta il nanismo delle imprese, la loro scarsa solidità finanziaria, la difficoltà a fare rete per essere più forti sui mercati esteri, l’ingenuità digitale che in un mondo super-connesso nessuno può più permettersi. Qualcosa si sta muovendo ma il percorso è ancora troppo intermittente e necessita di strategie più solide, soprattutto nel confronto con competitori esteri sempre più agguerriti.</p>
<div class="row"  id="row-212669489">

	<div id="col-360487994" class="col medium-4 small-12 large-4"  >
				<div class="col-inner"  >
			
			
		</div>
					</div>

	

	<div id="col-84634569" class="col medium-4 small-12 large-4"  >
				<div class="col-inner"  >
			
			
	
  
    <div class="row large-columns-1 medium-columns- small-columns- row-small slider row-slider slider-nav-reveal slider-nav-push"  data-flickity-options='{&quot;imagesLoaded&quot;: true, &quot;groupCells&quot;: &quot;100%&quot;, &quot;dragThreshold&quot; : 5, &quot;cellAlign&quot;: &quot;left&quot;,&quot;wrapAround&quot;: true,&quot;prevNextButtons&quot;: true,&quot;percentPosition&quot;: true,&quot;pageDots&quot;: false, &quot;rightToLeft&quot;: false, &quot;autoPlay&quot; : false}' >

  
	     
<div class="product-small col has-hover product type-product post-3103 status-publish instock product_cat-impresa-e-management product_tag-economia-e-gestione-delle-imprese product_tag-food product_tag-made-in-italy has-post-thumbnail taxable shipping-taxable purchasable product-type-variable">
	<div class="col-inner">
	
<div class="badge-container absolute left top z-1">

</div>
	<div class="product-small box ">
		<div class="box-image">
			<div class="image-fade_in_back">
				<a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/fuori-menu/" aria-label="Fuori menu"><img decoding="async" width="247" height="346" src="https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-247x346.jpg" class="attachment-woocommerce_thumbnail size-woocommerce_thumbnail" alt="Fuori menu" srcset="https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-247x346.jpg 247w, https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-510x715.jpg 510w, https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-214x300.jpg 214w, https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-730x1024.jpg 730w, https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-768x1077.jpg 768w, https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-300x421.jpg 300w, https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06-600x841.jpg 600w, https://stage.luissuniversitypress.it/wp-content/uploads/2021/03/roggero_cop_06.jpg 1000w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /></a>
			</div>
			<div class="image-tools is-small top right show-on-hover">
							</div>
			<div class="image-tools is-small hide-for-small bottom left show-on-hover">
							</div>
			<div class="image-tools grid-tools text-center hide-for-small bottom hover-slide-in show-on-hover">
							</div>
					</div>

		<div class="box-text box-text-products">
			<div class="title-wrapper">		<p class="category uppercase is-smaller no-text-overflow product-cat op-8">
			Impresa e management		</p>
	<p class="name product-title woocommerce-loop-product__title"><a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/fuori-menu/" class="woocommerce-LoopProduct-link woocommerce-loop-product__link">Fuori menu</a></p></div><div class="price-wrapper">
	
		<span class="price"><span class="woocommerce-Price-amount amount" aria-hidden="true"><bdi><span class="woocommerce-Price-currencySymbol" translate="no">&euro;</span>9,99</bdi></span> <span aria-hidden="true">-</span> <span class="woocommerce-Price-amount amount" aria-hidden="true"><bdi><span class="woocommerce-Price-currencySymbol" translate="no">&euro;</span>17,00</bdi></span><span class="screen-reader-text">Fascia di prezzo: da &euro;9,99 a &euro;17,00</span> <small class="woocommerce-price-suffix">IVA inclusa</small></span>
	</div><div class="add-to-cart-button"><a href="https://stage.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/fuori-menu/" aria-describedby="woocommerce_loop_add_to_cart_link_describedby_3103" data-quantity="1" class="primary is-small mb-0 button product_type_variable add_to_cart_button is-shade" data-product_id="3103" data-product_sku="" aria-label="Seleziona le opzioni per &ldquo;Fuori menu&rdquo;" rel="">Scegli</a></div>	<span id="woocommerce_loop_add_to_cart_link_describedby_3103" class="screen-reader-text">
		Questo prodotto ha più varianti. Le opzioni possono essere scelte nella pagina del prodotto	</span>
		</div>
	</div>
		</div>
</div>
</div>
		</div>
					</div>

	

	<div id="col-2140114790" class="col medium-4 small-12 large-4"  >
				<div class="col-inner"  >
			
			
		</div>
					</div>

	
</div>
<p>I grandi campioni del made in Italy alimentare hanno tracciato la strada, occorre sostenere chi ha spalle meno larghe e dare spazio ai tanti giovani che negli ultimi anni hanno riscoperto l’agricoltura sbaragliando i canoni tradizionali del mestiere.</p>
<p>Quando Nicoletta Picchio, la curatrice di questa collana, mi ha chiesto di scrivere un libro sul settore di cui mi occupo da anni ho avuto una sola incertezza. Come scegliere le storie da raccontare? Quale criterio seguire?</p>
<p><span style="font-size: 100%;">Ho deciso di parlare di <strong>aziende e persone</strong> – soprattutto persone – di cui conosco passione, lungimiranza e coraggio. Nella maggior parte dei casi proseguono una fortunata tradizione familiare, che hanno saputo implementare, aggiornare, rendere più performante e competitiva. Con la lucidità di intuire quando era necessario aprirsi a nuovi investitori o affidarsi alla professionalità di un manager esterno.</span></p>
<p>Sono undici storie esemplari che coprono diversi settori, differenti modi di porsi sul mercato e anche “stature” alquanto dissimili. All’apparenza poco tiene insieme una grande multinazionale come Illy con il miele artigiano di Andrea Paternoster. Ma chi avrà la pazienza di leggere troverà similitudini profonde. Prima tra tutte, una assoluta, inderogabile fedeltà alla qualità del prodotto.</p>
<blockquote><p><span style="font-size: 130%;">In queste undici storie leggerete molto di <strong>sostenibilità</strong>. E non perché sia divenuto il nuovo mantra della comunicazione aziendale a caccia di <em>green washing</em>. L’approccio sostenibile è strategico. </span></p></blockquote>
<p>Che sia la scelta biologica per i vigneti delle Cantine Ferrari o la selettività dei fornitori di Mutti.</p>
<p>La capacità di rinnovare un prodotto dei più classici accomuna Felicetti, che ha reso gourmet lo spaghetto, e Gennari dalla cui caparbietà è nato il Parmigiano Riserva.</p>
<p>Lo sguardo strategico all’uso del digitale avvicina Loison, in grado di comunicare direttamente con i clienti a ogni angolo del globo, a Sampò che vuole farne il perno di quella rivoluzione “elicoidale” avviata con il sistema integrato di cui è protagonista la chiocciola.</p>
<p>Solo due donne. Ma che donne. La grappa deve alla vulcanica Giannola Nonino il riconoscimento internazionale (anche tra chi non beve un sorso di alcol). Josè Rallo maschera con grazia, al ritmo di samba, una volontà d’acciaio nel promuovere il vino siciliano in giro per il mondo.<br />
E infine Rondolino, che affida ai figli il futuro del riso nel regno del <em>functional food</em>. Quel cibo del futuro che, oltre a regalarci emozioni, riesce anche a farci stare meglio.</p>
<p>Undici campioni, ciascuno a suo modo, del made in Italy enogastronomico.</p>
<p>___<br />
<span style="font-size: 75%;"> In alto, immagine creata da wayhomestudio &#8211; freepik.com</span></p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://stage.luissuniversitypress.it/fuori-menu-made-in-italy-estratto/">Uniti nella diversità</a> first appeared on <a href="https://stage.luissuniversitypress.it">Luiss University Press</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
